Nick Drake – Five Leaves Left

Attivo dalla fine degli anni ’60, Nick Drake è stato una delle più splendenti “punte di diamante” scomparse prematuramente dal panorama musicale.
Tre Album nei suoi 26 anni, età in cui decise che in questo mondo non riusciva più a stare. Tre Album di cui non riusciresti a buttare via un singolo pezzo, neanche mettendotici d’impegno.
Il primo è del 1969 e s’intitola Five Leaves Left: il titolo riprende la frase che era scritta nelle confezioni di cartine per sigarette prima delle ultime 5, per avvertire come rimanesse quel poco. Ed è proprio del poco che rimane che Drake parla in tutti i suoi testi.
Parte con quel canto d’amore colmo di utopia che è Time Has Told Me:

Così lascerò le strade che mi fanno essere
quello che non voglio veramente essere
Lascerò le strade che mi fanno amare
quello che non voglio veramente amare…

La melodia è struggente, da lasciar già trasparire un “male di vivere” latente, pur nell’apparente solarità. Quel “male di vivere” che esplode nelle successive River Man Three Hours, ma soprattutto in Way to Blue, dove quell’accostamento ossimorico “Ciechi di Speranza” vale più di mille parole per rendere la titanica impresa alla ricerca del “Blu”.
Conclude degnamente il Lato A la crepuscolare Day is Done:

Quando il giorno è passato
Giù sulla Terra infine affoga il Sole
Insieme a tutto ciò che è stato perso e conquistato
Quando il giorno è passato

Apre il Lato B un pezzo che, nelle suggestioni, rimanda agli “amanti in volo” di Chagall, in contrapposizione ad una terra claustrofobica che sembra uscita dai versi di Baudelaire. Si tratta di Cello Song:

Mentre la Terra sprofonda verso la sua tomba
Tu veleggi verso il cielo sulla cresta di un’onda
Perciò dimentica questo mondo crudele a cui io appartengo
Io siederò e aspettero 
e canterò la mia canzone
E se un giorno dovessi vedermi tra la folla
Porgimi una mano e sollevami
Verso la tua dimora tra le nuvole…

La stessa sospensione eterea legata ad una figura femminile compare in The Toughts of Mary Jane, accompagnata dal suono magico di un flauto. La donna viene dunque sempre mostrata come creatura salvifica, in contrapposizione all’uomo perennemente “inadeguato” (cit.  Man in a Shed).
La successiva Fruit Tree è tristemente presaga di quello che sarà l’epilogo esistenziale del suo autore:

La fama non è che un albero da frutto
molto malato
Non potrà mai fiorire
finché il fusto rimarrà sottoterra
E così gli uomini famosi
non troveranno mai una strada
finché il tempo non volerà lontano
dal giorno della loro morte

L’album si conclude con un brano che riporta a “quel poco che resta”, cui faceva riferimento il titolo dello stesso: Saturday Sun è infatti una riflessione dolce-amara sul tempo che passa, ma che comunque è stato vissuto anche nei suoi sprazzi di sole, e che dunque ci lascia con un sorriso ed una lacrima.

Pensi a certe storie con un senso e una poesia
Che volteggiano nella tua testa
Pensi alle persone nella loro stagione, nel loro tempo
Che tornano e ritornano in continuazione…
Ma il sole del sabato è diventato la pioggia della domenica
Così la domenica sedette nel sole del sabato
E pianse per un giorno ormai passato…

 

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