Metropolis (1927) – Lang

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– Il robot è quasi perfetto. Gli manca solo un’anima.
– Ti sbagli, è meglio senz’anima.

Trama

Metropolis è una colossale città futuristica, che vediamo temporalmente inquadrata nel 2026. Suo fondatore è il magnate Fredersen, intenzionato con essa a sfidare il regno del cielo con tutte le stelle. Ai tempi della sua realizzazione, fu assoldata dallo tesso Fredersen una schiera operaia, indispensabile anche per il mantenimento di tutto il complesso mediante il costante lavoro a contatto con le macchine. Metropolis venne così ad essere costituita da due parti: a cielo aperto, la città dei borghesi, con un’esistenza dedita all’ozio e al lusso; nelle profondità della terra, invece, la città degli operai, costretti a 10 ore di lavoro al giorno e, molto spesso, a perdere la vita pur di evitare che l’intera megalopoli collassi. Ma un giorno una giovane donna della città degli operai, Maria, salendo in superficie con un schiera di bambini senza nome, innescherà un corto-circuito fra i due mondi: Freder, figlio del magnate di Metropolis, non potrà infatti più ignorare l’esistenza di un’umanità sotto la terra che ogni giorno calpesta. Anzi, deciderà di assumere su di sé l’ardimentoso compito di mediatore fra testa e braccio.

metropolisbackgroundRecensione

Sperimentalismo allo stato puro; d’ispirazione per un filone cinematografico che è giunto fino ai giorni nostri (si pensi al debito che porta Blade Runner nei suoi confronti); visionario come nessun altro in quell’inventarsi un mondo del futuro a partire dalla vista dello skyline di Manhattan; di denuncia sociale, nel suo affrontare il problematico rapporto macchina-uomo e fra potere e masse operaie; infine, criptico nelle sue varie allusioni a Babele, Satana e Apocalisse.
Si tratta in assoluto della più grande produzione tedesca ai tempi di Weimar, tanto da costare ben 7 miliardi di marchi (di contro ai due preventivati).
Caratteristiche principali del cinema di Lang sono il ricorso ad una geometrizzazione dello spazio, nonché un rapporto con il visibile orientato a far vedere “il più possibile”.
Particolarmente sviluppato è il tema del rapporto Uomo/Macchina: si viene difatti a creare una contrapposizione fra “Macchina Umanizzata” (si pensi alla “finta” Maria) e “Umanità Disumanizzata” (il riferimento è alle masse operaie ridotte alla costante ripetizione di gesti meccanici).
Eccezionalmente carismatica Brigitte Helm, che presta il volto tanto alla conciliatrice Maria quanto alla istigatrice Donna Robot: sicuramente indimenticabile la sua danza da novella Salomé, davanti allo sguardo libidinoso del pubblico maschile.
E’ stato da poco restaurato nella versione da 2 ore e mezza, molto vicina a quella voluta da Lang nell’anteprima berlinese.

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Curiosità

La pellicola fu particolarmente apprezzata dai gerarchi nazisti, Hitler incluso, in quanto in essa videro particolari vicinanze con la loro ideologia. Anche per questo, non fu mai particolarmente apprezzata da Lang, che ne parlo sempre malvolentieri: i motivi sono molteplici, e vanno dalle ragioni politiche succitate, che probabilmente decretarono anche la fine del matrimonio con Thea Von Harbou (sceneggiatrice del film nonché ammiratrice di Hitler), al fatto che lo stesso si rivelò un flop commerciale. La rivalutazione si ebbe essenzialmente negli anni ’80, in seguito all’uscita di Blade Runner.

Testi: Claudia Sole

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