La rappresentazione della luce: Rembrandt vs Caravaggio

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Caravaggio e Rembrandt sono annoverati fra i più grandi Maestri in assoluto della Storia dell’Arte di tutti i tempi. Il principale merito che si riconosce loro è quello di aver saputo rappresentare,  come nessun altro artista, la luce e il contrasto di questa con l’oscurità all’interno delle loro opere. Italiano l’uno, olandese l’altro, affrontano il chiaro-scuro con differenti metodi pittorici, pur dovendo riconoscere un debito artistico da parte di Rembrandt  nei confronti del Merisi (il primo, più giovane, dovette conoscere la produzione del secondo, pur non essendo mai stato in Italia).

Chi preferite fra i due? Vi dirò la mia al termine dell’articolo!

Cosa s’intende con il termine “pittura di tenebra”?

E’ una pittura impostata a forti contrasti chiaroscurali di luce e di ombra. Per ottenere tali effetti si ricorre alla stesura di una mestica scura sulla tela, a seguito dell’imprimitura, cosicché le figure si vadano ricavando in negativo schiarendo progressivamente il fondo tenebroso.

Sia Caravaggio che Rembrandt si servono di tale accorgimento stilistico: pongono le figure in ambienti scuri, illuminandole parzialmente tramite fonti di luce interne o esterne alla superficie circoscritta dal quadro, ed ottenendo in tal modo un’incredibile intensità emotiva dei personaggi rappresentati.
Nonostante la somiglianza delle tecniche, i due artisti presentano fra di loro sostanziali differenze: ad esempio, Rembrandt parte per le sue opere da un fine studio del disegno preparatorio, mentre Caravaggio abbozza il tutto direttamente sulla tela (senza un vero e proprio disegno, impossibile da eseguire sul fondo scuro della stessa); inoltre, mentre Caravaggio fa ancora riferimento a modelli coloristici cinquecenteschi, Rembrandt  è più sperimentale.

Come interviene la luce nelle opere caravaggesche?

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Caravaggio si serve della luce essenzialmente per dare risalto drammatico al soggetto del quadro, come se lo stesso fosse stato improvvisamente irradiato dal bagliore fugace di un fulmine.
Inoltre, attraverso la luce, egli focalizza l’attenzione dello spettatore su quelli che sono gli elementi salienti della scena rappresentata.

Come interviene invece nelle opere di Rembrandt?

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Se inizialmente si può riconoscere anche in Rembrandt un utilizzo della luce in senso drammatico, in seguito questa diviene più morbida all’interno delle sue opere, in quanto volta ad esaltare la dimensione spirituale e psicologica dei personaggi raffigurati.

OPERE A CONFRONTO

  1. Giuditta e Oloferne (Caravaggio) vs Accecamento di Sansone (Rembrandt)

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In entrambe le scene, gli artisti si servono della luce non soltanto ad esaltazione delle fattezze fisiche ma soprattutto ad esasperazione della violenza che si sta compiendo nell’attimo immortalato.
In Giuditta e Oloferne, Caravaggio  è come se annullasse il resto della storia, per concentrarsi su questo singolo momento clou, esaltandone l’atrocità: Oloferne con gli occhi vitrei rotati all’indietro, come fosse già morto, ma che invece è ancora in tensione muscolare nella torsione del corpo; Giuditta, del tutto risoluta nel suo gesto; la vecchia fantesca che l’accompagna con un’espressione inorridita ma non per questo contraria all’esecuzione.

Accecamento di Sansone 1 Nell’Accecamento di Sansone, Rembrandt già da alla luce una concezione più intimista: se è vero che immobilizza l’orrore della scena, maggior rilievo è dato al dolore del personaggio. Guarda come da risalto alle dita del piede di Sansone, contratte appunto per l’atroce sofferenza, o ai denti digrignanti o ancora alle mani strette a pugno nel tentativo di divincolarsi!
Dunque: più noir Caravaggio, più commovente Rembrandt.

  1. Vocazione di S. Matteo (Caravaggio) vs Cristo e l’Adultera (Rembrandt)

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In queste opere, i due artisti hanno una maggior comunione d’intenti.
Nella Vocazione di S. Matteo, la luce obliqua proveniente da una sorgente esterna al quadro nasconde il significato stesso dell’evento narrato. E’ infatti questo il momento in cui Matteo si converte e accetta di divenire Apostolo del Cristo. Quel fascio di luce, che non ha nulla di fisico, in quanto non proviene dalla finestra ben in evidenza all’interno del quadro, ha invece una connotazione mistica: evidenzia il volto e la mano con cui Gesù indica Matteo, ad esaltare la divinità del chiamante, e si sofferma infine sul chiamato, come simbolo per lui di salvezza dal peccato.

Cristo e l'Adultera

In Cristo e l’Adultera, la luce sembra essere emanata dagli stessi personaggi: essi brillano per la fede che li anima. L’ambiente che li circonda è spettacolare (un grande tempio) e dovrebbe dunque attirare la nostra attenzione: invece no, finiamo totalmente ipnotizzati da quelle due figurette lì al centro, piccole nelle dimensioni ma immense nell’animo.
Dunque: più esteriore il dialogo salvatore/salvato in Caravaggio; più interiorizzato in Rembrandt.

  1. Martirio di San Matteo (Caravaggio) vs La Ronda di notte (Rembrandt)

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Qui i due Maestri si servono di luci e di ombre in senso “teatrale”, per creare movimento all’interno della rappresentazione.
Nel Martirio, la luce, come fosse un riflettore di scena, da rilievo ai dettagli salienti: l’assassino, il martire, il bambino urlante che scappa. Il risultato è un vivacissimo plasticismo. La figura dominante è l’assassino: è seminudo, i muscoli del torace in tensione, la folta capigliatura bruna cinta da una fascia bianca. E’ lui il protagonista, in quanto è dalla violenza che mette in atto che si genera dinamicamente tutto il resto della scena, dalla discesa dell’angelo su San Matteo per consegnare lui la palma del martirio alla fuga degli astanti. Una curiosità? All’interno dell’opera è un autoritratto di Caravaggio! Sai individuarlo?

Ronda di notte
Ne’ La Ronda, il potente contrasto chiaro-scurale amplifica non soltanto il senso di movimento ma anche la percezione delle ricche cromie presenti nel quadro da parte dello spettatore. Non è qui da ravvisare alcun significato simbolico nella luce, ma soltanto una valenza estetica e per l’appunto teatrale: anche qui sono evidenziate le figure chiave che danno senso all’evento narrato, ovvero il Capitano Cocq, il suo luogotenente e  la ragazzina in giallo con un pollo appeso al fianco ad omaggiare lo stemma della milizia (2 zampe di pollo).
Dunque: teatralità drammatica in Caravaggio, virtuosismo estetico in Rembrandt.

LA SCELTA DELLA REDAZIONE…

Nonostante apprezzi particolarmente l’universo intimista di Rembrandt, la capacità di Caravaggio di imprimere nella memoria dello spettatore l’evento narrato, con tutte le sue connotazioni psicologiche, non può che farmi incoronare quest’ultimo.

E tu tra i due chi preferisci?

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