La Febbre dell’Oro (1925) – Chaplin

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Dobbiamo ridere in faccia alla tragedia, alla sfortuna
e alla nostra impotenza contro le forze della natura, se non vogliamo impazzire

(Charlie Chaplin)

Trama

Charlot parte alla volta dell’Alaska in cerca d’oro. Sorpreso dalla bufera, trova riparo in un rifugio in cui già è presente un ospite: si tratta di un fuorilegge, Black Larson. Ben presto sarà dei loro anche Big Jim, che lì vicino ha trovato la sua montagna d’oro ma che, analogamente agli altri, in quel momento ha bisogno di proteggersi dalle intemperie. I 3 convivono per qualche giorno, sfidando il freddo e la fame. Quindi, le loro strade si divideranno. Big Jim sarà “tenuto lontano” dalla sua fortuna a causa di una perdita di memoria. Ma quando, a distanza di tempo, rincontra Charlot capisce che non tutto è perduto. Quest’ultimo lo aiuterà infatti nella “ricerca del tesoro”: allora potrà conquistare forse una dignità, nonché il cuore della bella Georgia…

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Recensione

Questo film è davvero tanta meraviglia, in perfetto equilibrio fra umorismo e poesia tragica! Chaplin, dunque, rivisita alla sua maniera il mito della frontiera americana: sebbene il tema centrale sarebbe quello della sopravvivenza, lui sposta il focus sulla solitudine del protagonista. Si ride, si piange, si spera, ci si commuove! In pratica, si prende parte attiva ad ogni scena. Inizialmente, è come fossimo anche noi fra gli ospiti del rifugio, a mangiare scarponi stufati o a scambiare uomini per tacchini, in preda alle allucinazioni… E, a poco a poco, la vicinanza non si fa soltanto “fisica”, ma anche e soprattutto “emotiva”: nella scena della cena di Capodanno, sogniamo con Charlot che sia onorata la sua tavola imbandita, mentre lui organizza per i suoi commensali lo spettacolo della danza dei panini… e con lui soffriamo dietro un vetro oltre il quale tutti ridono, scherzano e salutano il nuovo anno. Perché non c’è ricchezza che possa colmare un’esistenza senza amore… E se c’è l’amore??? Andate pure tutti al diavolo!!!

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Curiosità

Fu d’ispirazione per il film un episodio di cronaca relativo alla Spedizione Donner dispersasi in California nel 1847: la stessa si risolse tragicamente con episodi di cannibalismo.
La protagonista femminile del film, Giorgia, avrebbe dovuto essere impersonata dall’allora sedicenne Lita Grey, già presente nel cast de’ Il Monello. Se non che, qualche mese prima delle riprese, a seguito di una breve relazione con lo stesso Chaplin, rimase incinta: per evitare lo scandalo, il regista si decise per il matrimonio, che sarà però tutt’altro che felice.Impossibilitata a recitare, al suo posto verrà scritturata Georgia Hale.
Lo scarpone di cui Charlot è costretto a cibarsi fu realizzato in liquirizia.
La scena in cui lo stesso, invece, si tramuta in pollo (nell’immaginario “affamato” di Big Jim) venne realizzata per “trasposizione”: vennero cioé sovrapposte due immagini differenti, di modo che l’una sfumasse nell’altra rendendole un unicum.
Infine, in merito alla celebre “danza dei panini”, non tutti sanno che non era la prima volta che essa veniva filmata, nonostante debba a Chaplin la notorietà: infatti, c’è un’analoga scena in The Rough House (1917), in cui è Roscoe Arbuckle ad infilzare i panini. La scena venne poi ripresa (sotto forma di tributo) in Benny & Joon (1993), e in quell’occasione eseguita da Johnny Depp.

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