Il Monello (1921) – Chaplin

C’è una bellezza nei bassifondi per quelli che riescono a vederla
malgrado il sudiciume e lo squallore…

Charlie Chaplin

Trama

Una ragazza-madre, incapace di provvedere economicamente al mantenimento del figlioletto, si vede costretta ad abbandonarlo. Decide, così, di deporlo all’interno di un’auto lussuosa, speranzosa che i proprietari della stessa possano garantire al bambino il futuro che lei non avrebbe mai potuto regalargli. Ma due ladri rubano la vettura, sbarazzandosi ben presto dell’ “ingombrante fagotto” nei pressi di un quartiere malfamato. Ad imbattersi fortuitamente in quello è il Vagabondo che, dopo i primi tentativi di liberarsene a sua volta, decide infine di occuparsi di lui.
Passano gli anni, ed ora il Monello è “socio in affari” del patrigno: questi va in giro rompendo vetri, cosicché il Vagabondo possa venire ingaggiato per ripararli.
Ma una malattia del piccolo metterà alle calcagna dei due i Servizi Sociali, determinati a dividerli.
Saranno questi a restituire il figlio alla legittima madre, ormai affrancatasi dall’indigenza.
La donna non potrà, però, dimenticare l’uomo che ha provveduto al bambino fino a quel momento: lo invita, così, nella scena finale, ad unirsi a loro…

Recensione

Un film con un sorriso – e, forse, una lacrima

Così recita la didascalia in apertura, anticipando la commistione di comicità e drama che di lì a poco seguirà. Perché con Chaplin è sempre la stessa storia: si parte da un cinismo canzonatorio, che si fa critica sociale, e si finisce in autentico pathos, poiché il sentimento sempre è destinato a prevalere sulla miseria che lo circonda.
Nei bassifondi, protagonisti di buona parte della pellicola, si possono senz’altro riconoscere i sobborghi di Londra, in cui Chaplin trascorse tutta la sua infanzia: figlio di due spiantati artisti di varietà, è la sua memoria autobiografica che ritroviamo in quell’alloggio di fortuna in cui il Vagabondo cresce amorevolmente il Monello.
Fra i due, si genera una continua inversione di ruoli, per cui il bambino diventa l’adulto e l’adulto il bambino. Celebre, in questo senso, sia la scena in cui il Monello prepara la colazione al Vagabondo, sia quella in cui i due vengono sorpresi da un poliziotto nel momento meno opportuno della loro “attività lavorativa”, probabilmente lo stralcio più esilarante dell’intera pellicola.
Ma la risata, come anticipato all’inizio, dovrà cedere il passo alla lacrima: struggente il momento della separazione fra i due, grazie anche all’incredibile talento interpretativo del piccolo Jackie Coogan.
Un rapporto nato per caso diviene, così, indissolubile legame fra due “ultimi”, che solo attraverso l’amore reciproco possono trovare una ragion d’essere in quella società che li ha esclusi.

Curiosità

Il film vede la luce in un periodo esistenziale poco felice per Chaplin: questi aveva, infatti, da poco perso un figlio ed il suo matrimonio era entrato in crisi. La stessa pellicola rischiò di essere confiscata nel corso delle pratiche di divorzio!
Quanto alla scelta del co-protagonista, il regista lo aveva conosciuto durante uno spettacolo all’Orpheum Theatre di Los Angeles, in cui il piccolo recitava. Tanto fu colpito dal suo talento che, per averlo con sé in un film, partorì il plot de’ Il Monello.

Testi: Claudia Sole

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