Il Gabinetto del Dottor Caligari (1920) – Wiene

Per l’artista espressionista ciò che è esterno è apparente.
Egli intende piuttosto rappresentare ciò che è interiore. […]
Attraverso l’espressionismo noi comprendiamo come la realtà sia irrilevante
e come l’irreale sia potente: ciò che non è mai esistito,
ciò che è stato solo percepito, la proiezione di uno stato d’animo verso l’esterno.

(Robert Wiene)

Trama

Durante una Fiera di paese, il sedicente Dottor Caligari mostra al pubblico Cesare, un sonnambulo che è in grado di controllare per mezzo dell’ipnosi le cui qualità sarebbero quelle di predire il futuro. In realtà, il dottore si serve di lui per compiere omicidi, fino a quando non verrà smascherato nella duplice veste di assassino e direttore di un ospedale psichiatrico. Ma la prospettiva si ribalta quando si scopre che il narratore è egli stesso degente all’interno dell’ospedale: tutto quel che è stato fino a quel momento narrato appartiene forse alla mente distorta del malato?

Recensione

Quest’opera rappresenta l’esordio alla regia di Wiene e venne realizzata a Berlino in sole 3 settimane. Nel 2014, una versione colorata a mano del 1920 è stata rinvenuta e restaurata dalla Cineteca di Bologna, che ne ha dunque potuto restituire a pieno lo splendore perduto.
Caligari (interpretato ad un eccezionale Krauss) rappresenta la prima figura iconica di “mostro cattivo” della Storia del Cinema: iconico in quel suo mantello nero, con un bastone ad accompagnarne il passo, un cilindro a coprire il capo e piccoli occhialetti a conferirgli un’espressione arcigna. Questo “mostro”, a partire dallo svolgimento criptico della vicenda, può essere interpretato in diverse maniere: Kracauer, nel suo saggio “Da Caligari ad Hitler”, vede in lui il simbolo di quel potere dittatoriale che spersonalizza e annienta la volontà umana assoggettandola ai propri desideri distruttivi e assassini. Ma lo stesso può anche essere semplicemente pensato come quella forza oscura che ci governa dal di dentro, a prescindere dalla nostra possibilità di controllo. Il susseguirsi di eventi perde, in questo caso, una qualsiasi attinenza con la realtà, in quanto tutto ciò che viene mostrato è un percorso nella psiche umana: basti pensare a Caligari che, rivolgendosi al pubblico della Fiera nelle sequenze iniziali, dice ad esso prima dello show: “Il vero spettacolo è all’interno”. All’interno sono dunque le allucinazioni, gli scenari distorti, i colori virati, la musica ossessiva. La realtà viene totalmente messa in discussione da ciò che ci agita nell’animo, tanto da non poter distinguere l’una dall’altra. E proprio quando pensiamo di poter finalmente sciogliere il bandolo dell matassa, ecco che torniamo al punto di partenza, scoprendo le reali identità di Francis e del Dottor Caligari. O meglio pensiamo di scoprire… Perché tutto non è altro che rappresentazione, e chi può dire cosa sia vero e cosa manipolato?

Cinema & Espressionismo

La corrente espressionista si sviluppa come interpretazione fortemente soggettiva e drammatica della realtà, espressa in modi accentuati e deformanti. Il dato oggettivo perde dunque connotazioni realistiche, per essere plasmato a modello di un caos interiore.
La scenografia de’ Il Gabinetto del Dottor Caligari s’inserisce a pieno titolo in questa corrente: la scenografia venne infatti realizzata dagli artisti Herman Warm, Walter Reimann Walter Rorhig, che giocarono su combinazioni antinaturalistiche di figure geometricamente squadrate con altre distorte similmente a ghirigori ornamentali.
Anche la recitazione è forzata, quasi teatrale, come il trucco ed i costumi.

Curiosità

L’attore che impersonò il sonnambulo Cesare ebbe, in seguito, una lunga carriera: lo ritroveremo infatti nei panni dell’ufficiale nazista in Casablanca.
Omaggia la pellicola Luciano Salce, che nel suo Il Secondo Tragico Fantozzi fa ottenere al Ragioniere il posto di lavoro proprio come merito per aver elogiato la pellicola.

Testi: Claudia Sole

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