Il Divo (2008) – Sorrentino

VOTO: 8

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Trama

La fase di transizione fra la Prima e la Seconda Repubblica fu un periodo cruciale per la storia del nostro Paese: furono infatti gli anni della ricerca di nuovi equilibri fra partiti, della “strategia della tensione”, degli scandali corruttivi della politica, del terrorismo, del “compromesso storico”, degli “omicidi di mafia”… E’ questo il contesto all’interno del quale Sorrentino intende raccontare, senza eccessivo “realismo” ma anzi in funzione “metastorica”, una spettacolare vita che di quelle vicende non fu soltanto testimone bensì figura centrale: si tratta di Giulio Andreotti. Quindi, protagonista non è quel panorama socio-politico, trattato ma in maniera marginale, in quanto i riflettori sono tutti puntati sulla figura imperscrutabile, enigmatica e grottesca del “Divo”, egregiamente restituita da un Servillo da applausi!

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Recensione

L’intro è qualcosa di geniale: dal nero e dal silenzio emergono prima le parole quindi il volto grigio e inespressivo di Andreotti, colto nel bel mezzo di una seduta di agopuntura. E’ colui al quale sempre è stata pronosticata la fine, ma che invece ha saputo resistere a tutto, anche (per l’appunto) ai suoi detrattori. Da qui si torna al nero, per riniziare con una successione di delitti il cui nesso sfugge: le morti di Calvi, Sindona, Pecorelli, Ambrosoli; l’omicidio di Moro, rannicchiato all’interno di un portabagagli; un auto che vola giù da una scarpata… è quella di Falcone! C’entra forse qualcosa Andreotti? Non si può dire! Eh sì, perché costui, guerre puniche a parte, è stato accusato di ogni cosa sia successa in Italia! Ma sì, forse è un caso; forse è semplice frutto di una serie di coincidenze se tutti quei fatti sembrano ricongiungersi attorno alla sua figura, come i rami ad un fusto!
Eppure ecco che arriva la “Corrente Andreottiana”, e sembra proprio una banda di malavitosi… Ecco le emicranie, che sembrano seguire ad ogni omicidio… ecco le ultime parole di Moro che si abbattono su di lui come una sentenza di colpevolezza: ” Il mio sangue ricadrà su di voi”! Eh sì perché l’assassinio di quell’uomo giusto rappresenta forse quel barlume di cedimento nella corazza del “mostro”…
Ma subito ecco che torna la maschera. Quella che sa come si sta al mondo! Quella che neanche la moglie può penetrare fra le note di una canzone di Zero a suggello della sua vita con quell’uomo divinizzato da molti, ma in fondo solo e mediocre… e in quanto mediocre adattissimo a governare! Lui, Divo e Demonio! Lui, figura emblematica del Potere! Il Potere osannato, attaccato, invidiato, diffamato, messo in crisi… ma che alla fine sopravvive ad ogni colpo, destinato a rimanere immutabile nei secoli dei secoli…

Testi: Claudia Sole

 

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