Gran Budapest Hotel: 10 motivi per cui lo amerai (o lo hai già amato)…


grand budapest hotel1. Per lo scrittore a cui si è ispirato

Wes Anderson ha più volte dichiarato come l’idea per il film sia nata a partire dalle sue letture di libri dello scrittore austriaco Stefan Zweig, e in particolare “Il Mondo di Ieri” ed “Estasi di Libertà”. La vita di Zweig è una poesia già di per sé: ebreo e pacifista in tempi di guerra, da tutti i suoi scritti emerge un sentimento nostalgico rivolto ad un’esistenza ormai perduta, fatta di sentimenti nobili e semplici allo stesso tempo. I servizi segreti nazisti, considerandolo “pericoloso”, lo oltraggiarono bruciando in piazza tutti i suoi scritti. Fu forse questa una delle ragioni che lo portarono a meditare il suicidio. Rifugiatosi in Brasile, dovette infatti considerare insostenibile l’idea di come il “suo” mondo stesse distruggendosi da solo, sotto i colpi di un’inaudita violenza. E da quel mondo si congedò, vestito di tutto punto, assieme alla sua signora, lasciando scritto:

Abbiamo deciso, uniti nell’amore, di non lasciarci mai!

2. Per i meravigliosi costumi

gustave e zero

Il merito, in questo caso, è da riconoscere all’italianissima Milena Canonero, vincitrice del suo quarto Oscar, dopo quelli già archiviati per Barry Lyndon, Momenti di Gloria Marie Antoniette. Fra l’altro, la Canonero è stata anche l’ideatrice del look total white, con bastone e bombetta, di Malcom McDowell in Arancia Meccanica. Qui il bianco lascia il posto al colore, in particolare al viola delle “divise d’ordinanza” del Concierge Gustave e del suo Lobby Boy Zero.

3. Per il cast stellare che vi ha preso parte

GRAND BUDAPEST HOTEL_426.jpg

Sono presenti nel film, talvolta anche in cameo appearance, attori pluri-premiati, quali:

  • Ralph Fiennes (nomination all’Oscar per Schindler’s List e Il Paziente Inglese)
  • Murray Abraham (Oscar per Amadeus)
  • Adrien Broody (Oscar per Il pianista)
  • Willem Dafoe (nomination all’Oscar per L’ombra del Vampiro e Platoon)
  • Jude Law (nomination all’Oscar per Ritorno a Cold Mountain e Il talento di Mr. Ripley)
  • Bill Murray (nomination all’Oscar per Lost in Translation)
  • Edward Norton (nomination all’Oscar per Schegge di Paura e l’attuale premiatissimo Birdman).
  • Tilda Swinton (Oscar per Michael Clayton).

4. Per l’incalzante colonna sonora

Opera del francese Alexander Desplat, la colonna sonora del Grand Budapest è un mix di stili che non perde di vista il ritmo incalzante della storia. E così si incrociano balalaike, marcette, melodie gipsy e sonate d’organo dal sapore noir.

5. Perché dimostra come si possa parlare di sentimenti “alti” anche in maniera “frivola”

The Grand Budapest Hotel - 64th Berlin Film Festival

Commovente, in tal senso, è l’amicizia del tutto particolare che lega Gustave Zero, come anche l’amore incondizionato di Zero nei confronti di Agatha, che lo porta a mantenere negli anni un albergo improduttivo come il Gran Budapest solo perché in passato, in quel luogo, ha passato giorni felici con lei. Di questi sentimenti si fa portavoce Gustave in una frase celebre del film, di cui taceremo il prosieguo:

Vedete, ci sono ancora deboli barlumi di umanità
in questo mattatoio barbaro
che una volta era conosciuto come umanità.

6. Per l’esplosione di colori saturi che mette in scena

gran budapest hotel

Eh già, perché diciamolo onestamente: il saturo ci piace! Ci da quel senso di joie de vivre che rende tutto migliore, anche laddove “si danzi sull’abisso”! E così siamo catturati fin da subito da quell’Hotel rosa shocking in cima a una collina; come anche, varcata la soglia, dal banco d’accettazione o dall’interno dell’ascensore color rosso acceso. Cosa dire poi delle mille scatole di Mendl’s rosa e azzurro in cui sprofondano Zero Agatha all’interno del camioncino?!
E’ dunque anche merito del colore se il mondo descritto da Anderson, seppur fittizio e utopistico, diviene vivo e pulsante nei nostri cuori, facendoci risvegliare un animo da sognatori…

7. Per lo spassoso “intreccio” che anima la storia

vagone treno

Il plot ha una sorta di costruzione “a scatole cinesi”: si parte infatti dal presente, in cui uno scrittore narra di come il suo romanzo sia nato dal racconto del proprietario d’albergo Zero Moustafa, che a sua volta è depositario della storia del Concierge Gustave H. Da qui si diparte una sorta di giallo che, fra omicidi, vicissitudini testamentarie, furti, siparietti tragi-comici (vd. quelli nel vagone del treno con i soldati) e fughe rocambolesche vedrà trasformare la vita dei due protagonisti, da modesti dipendenti del Grand Budapest a suoi ricchi proprietari. Ad accompagnare le vicende dei due, saranno anche altri personaggi di spicco, primi fra tutti Agatha, ovvero l’amata di Zero, e i due anti-eroi Dmitri Jopling.

8. Per il trucco e parrucco

madame d

Sensazionale in tal senso è la trasformazione di Tilda Swinton, che si fa fatica a riconoscere nelle sembianze di Madame D., come anche il look “tim-burtiano” creato intorno ad Adrien Broody, ipnotico con quel suo ciuffo moro ed il baffetto alla Dalì. 

9. Per quel che rappresenta Zero

zero

Il suo personaggio ci insegna infatti come spesso coloro che siamo soliti considerare “Zero” a causa dei luoghi comuni che la società ci impone possano invece essere i maggiori depositari di valori autentici.

10. Per il “mondo di ieri” incarnato da Gustave H.

The Grand Budapest Hotel

Un mondo in cui il sacro sentimento dell’amicizia si protegge anche a costo della vita. Un mondo in cui l’educazione e la cortesia sono l’arma migliore contro l’ignoranza e la violenza. Un mondo in cui è bello ciò che è puro, e in cui ciò che è puro deve essere preservato!
Era quello il mondo che esisteva prima della guerra? No! E’ un mondo che forse non è esistito mai…
Perché, come ci dice Zero, il modus vivendi di Gustave 

era fuori del tempo già allora…

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