Durer & l’Autoritratto

Sullo Sviluppo dell’Autoritratto

A differenza di quanto si potrebbe pensare, l’Autoritratto è una pratica artistica relativamente giovane: soltanto a partire dal Rinascimento, infatti, comincia a prendere piede come vero e proprio soggetto. La ragione principale è da ricercare nella trasformazione sociale del ruolo dell’artista: se, fino a quel momento, questi veniva considerato un artigiano, dunque di status non troppo distante a quello di un operaio, con l’Umanesimo si eleva ad “Intellettuale”, dunque un soggetto degno di essere rappresentato.

Durer & l’Autoritratto

Albrecht Durer ben incarna l’emancipazione tipica dell’artista rinascimentale.
Non deve dunque stupire il fatto che egli dipinse un gran numero di autoritratti, ben consapevole di come il suo talento artistico fosse una dote di derivazione “divina”.
Questi ci permettono di essere ancora oggi testimoni dei suoi cambiamenti non solo fisici, ma anche psicologici.

Autoritratto all’età di 13 anni (1484)

Questo disegno, conservato all’ Albertina di Vienna, può essere considerato come il primo autoritratto dell’arte europea che si presenti come opera a sé stante. Riusciamo a sapere l’anno in cui fu eseguito, grazie all’iscrizione aggiunta dall’artista in seguito, in cui si legge:

“Ho fatto questo ritratto di me stesso davanti a uno specchio nel 1484, quando ero ancora un fanciullo”

Ciò che stupisce in particolar modo è l’incredibile sicurezza del tratto: fu infatti realizzato in “punta d’argento”, una tecnica estremamente impegnativa in quanto non permetteva ripensamenti.
Presenta, ad ogni modo, alcuni errori di esecuzione, chiaramente giustificabili dalla giovanissima età dell’artista: si noti, ad esempio, come il dito con cui egli indica la sua immagine allo specchio sia troppo lungo e come gli occhi non presentino un adeguato realismo nello sguardo.

Autoritratto con Fiore d’Eringio (1493)

La presente opera, oggi conservata al Louvre, fu iniziata durante il soggiorno a Basilea, quando l’artista aveva 22 anni, a partire da un disegno preparatorio.
Vediamo Durer ritrarsi di tre quarti in abiti alla moda colore ardesia, con cui creano un contrasto vivace il rosso chiaro della veste e del curioso copricapo.
Il dipinto reca, oltre alla data, la seguente scritta:

“Le mie cose vanno come ordinato Lassù”.

Tale iscrizione, come anche il fiore d’eringio, potrebbero riferirsi alla sua fede in Cristo. Tuttavia, l’ipotesi più accreditata vede nel fiore un simbolo di fedeltà: infatti, l’artista convolò a nozze con Agnes Frey l’anno successivo.

Autoritratto con Guanti (1498)

Siamo giunti all’età di 26 anni, e qualcosa è cambiato rispetto agli Autoritratti precedenti: Durer ha infatti finalmente conquistato la giusta fama presso la nobiltà norimberghese, e dunque intende “tramandarsi” ai posteri come uomo di cultura e gentiluomo: si vedano gli abiti eleganti, all’ultimissima moda, e i guanti di pelle. I capelli biondi, lunghi e a boccoli rivelano il gusto dell’epoca. Egli si ritrae all’italiana, ovvero di tre quarti accanto ad una finestra, che lascia intravedere uno scorcio di paesaggio.Il dipinto è oggi conservato al Prado.

Autoritratto con Pelliccia (1500)

Spetta sicuramente a quest’opera (conservata a Monaco) un posto di rilievo nella produzione dureriana: infatti, è emblematica per l’iconografia cui l’artista attinge, solitamente da riferirsi alla figura di Cristo. La posizione rigidamente frontale, la capigliatura sciolta che poggia sulle spalle, il punto di vista ravvicinato… ogni dettaglio concorre alla definizione dell’artista come diretto discendente di Dio. Ad avvalorare il tutto, l’iscrizione:

“Io Albrecht Durer di Norimberga, all’età di 28 anni, con colori eterni ho creato me stesso a mia immagine”.

Autoritratto da Nudo (1500-5)

Impressionante la modernità di questo disegno di dimensioni ridotte (cm 29,2×15,4), nel realismo spietato cui l’artista si affida nella rappresentazione di sé stesso. Il corpo è proteso in avanti e lo sguardo è fisso su chi osserva. Nessuna idealizzazione! Ogni dettaglio fisico di quella nudità ci viene consegnato nella sua effettiva natura, come oserà fare niente meno che Schiele ben 400 anni dopo…

Autoritratto come uomo di dolori (1522)

I dolori sono sia quelli dovuti all’età che avanza, che quelli legati alla sopravvivenza in un mondo divenuto difficile e violento. In questo, ancora una volta, non idealizza sé stesso, ma si rappresenta con tutti i segni dell’età e la capigliatura scomposta. Tiene nelle mani la frusta, simbolo di flagellazione e sofferenza. Lo sguardo non è rivolto a qualcosa di materiale, ma a qualcosa di ultraterreno.

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