Donne Artiste

artemisia gentileschi

A qualsiasi estimatore del settore sarà capitato di pensare, sfogliando un catalogo di Storia dell’Arte, alla stranezza della quasi assoluta mancanza delle donne nell’universo artistico.
Alla base di questo fenomeno sono chiaramente delle componenti socio-culturali: infatti, fino a qualche secolo fa, la donna era assolutamente sottomessa alla potestas maschile e raramente le veniva concesso di poter accedere ad una qualsiasi forma di istruzione, per evitare che sviluppasse insofferenza verso la sudditanza a cui era costretta nei confronti del padre o del marito.
Dunque, l’unica via che le era concessa per poter accedere alla cultura era quella di intraprendere la vita monacale: non a caso, molte sono le creazioni di pregio uscite dai conventi; e siamo anche in grado di conoscere qualche nome di queste monache-artiste (vd. Eufrasia BurlamacchiOrsola Maddalena Caccia o Plautilla Nelli).
Fatta questa eccezione, poterono poi accedere alla carriera da artista soltanto quelle donne che avevano la fortuna di avere anche il padre artista, o comunque un parente prossimo, che poteva così avviarle alla professione formandole nella sua stessa bottega. O altrimenti quelle donne cresciute in fervidi ambienti intellettuali e con grandi disponibilità economiche, in quanto potevano permettersi uno stile di vita un po’ meno ortodosso.
Più in generale, invece, esse venivano relegate all’invisibilità: anche se brave, non veniva loro riconosciuta la stessa statura creativa dell’uomo e dunque finivano per essere dimenticate.
In questo articolo, ci riproponiamo invece di riportare alla luce il loro operato, così da poter comprendere l’eccezionale valore di questa Storia dell’Arte al femminile.

Sofonisba Anguissola (1535-1625)

Una delle prime figure leggendarie di donna-artista è rappresentata da Sofonisba Anguissola.
Figlia di Amilcare Anguissola, esponente della nobiltà genovese, fu lo stesso padre ad incoraggiare la sua formazione culturale, come anche quella delle sue sorelle. Ben cinque esponenti della famiglia Anguissola furono infatti pittrici, anche se poi la vita riservò loro delle strade alternative: Elena preferì infatti diventare suora; Anna Maria ed Europa scelsero la vita coniugale; infine, Lucia ebbe purtroppo una morte prematura.
Sofonisba, invece, seppe far fruttare gli insegnamenti del suo maestro Bernardino Campi, tanto da divenire pittrice di Corte in Spagna, al seguito della Regina Isabella.
Di lei ebbero un’ottima opinione artisti del calibro di Michelangelo, Vasari e ad ultimo Van Dyck, suo successore come ritrattista ufficiale presso la corte spagnola. Quest’ultimo si recò a trovare la pittrice novantenne a Palermo, quando ormai era impossibilitata a dipingere a causa di una malattia agli occhi, ma conservò comunque il vivido ricordo di una donna con “la memoria et il cervello prontissimo”, tanto che volle farle un ritratto in segno di devozione.

Lavinia Fontana (1552-1614)

lavinia fontana - minerva nell'atto di abbigliarsi

Lavinia era una figlia d’arte: suo padre era infatti Prospero Fontana. Donna di grande indipendenza, accettò di prendere marito soltanto in età avanzata (25 anni) e ponendo come condizione di poter continuare a dipingere. Questo perché l’arte rappresentava per lei un’assoluta priorità, come ben può essere riscontrato data la sua ampia produzione. Seppe migliorarsi anno dopo anno, tanto che uno dei suoi migliori capolavori venne eseguito all’età di 61 anni: stiamo parlando della Minerva nell’atto di abbigliarsi, oggi in Galleria Borghese.

Artemisia Gentileschi (1593-1623)

Anche Artemisia era una figlia d’arte: suo padre era infatti Orazio Gentileschi, esponente di spicco del caravaggismo romano.
Nella sua produzione, la dimensione artistica s’incontra con quella esistenziale, aprendo la strada ad una lettura in chiave psicologica. Fin dalle prime opere, infatti, dipingerà abusi e violenze, il che volle essere ricondotto dalla critica al difficile rapporto che questa ebbe col padre e col suo maestro Agostino Tassi. Pare infatti che Orazio fosse legato a lei da un legame morboso, essendo rimasto vedovo quando la figlia aveva appena dodici anni. Se non ci sono comunque elementi a fondamento dell’ipotesi di incesto familiare, è invece sicuro lo stupro di cui fu vittima da parte del Tassi, descritto in maniera particolareggiata da Artemisia nel processo indetto a seguito della denuncia di Orazio:

Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l’altra mano mi le lasciò, havendo esso prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne.

Opere come Susanna e i VecchioniGiuditta e Oleoferne acquistano dunque una valenza ben più tragica se osservate in quest’ottica psicoanalitica. Comunque, anche tralasciando essa, il valore artistico che le contraddistingue permise ad Artemisia di essere giudicata alla stregua dei suoi colleghi di sesso maschile: per questo, nel 1616 fu la prima donna ad avere il privilegio di essere ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno.

Elisabetta Sirani (1638-1665)

sirani - porzia che si ferisce alla coscia(1)

Fra le figlie d’arte è ancora da ricordare Elisabetta Sirani, figlia di Giovanni Andrea Sirani, primo assistente di Guido Reni.
Essa dovette dimostrare il suo talento dipingendo molto spesso in pubblico, così da allontanare ogni dubbio circa l’attribuzione ad una donna di tanti meravigliosi capolavori.
Purtroppo morì a soli 27 anni, forse di peritonite, ma vi sono anche ipotesi di avvelenamento: o da parte del padre, geloso per il fatto che la figlia fosse più brava di lui; o da parte dell’allieva Ginevra Cantofoli, per via di una gelosia d’amore.
Fra le sue migliori opere, ricordiamo Porzia che si ferisce la coscia.

Marie-Guillemine Benoist (1768-1826)

marie-guillemine_benoist_ritratto di negra

Ci tengo particolarmente a menzionare questa pittrice in quanto fu estremamente “moderna”. Basti pensare al suo Ritratto di negra, esposto al Salon del 1800, appena sei anni dopo l’abolizione della schiavitù: la donna ritratta è d’incredibile bellezza, in quanto scopo dell’artista era quello di “redimere” la società a lei contemporanea dal giudizio d’inferiorità rivolto non soltanto verso le altre razze, ma anche nei confronti dell’universo femminile.
Raggiunse incredibili risultati nel corso della sua carriera artistica, fra i quali la Medaglia d’Oro nel Salon del 1804.

Le artiste impressioniste: Berthe Morrisot e Mary Cassat

Berthe e Mary: due donne distinte ma che si approcciarono all’arte in maniera analoga, facendo confluire insieme nelle loro opere tecnica impressionista e atmosfere domestiche e familiari. Nonostante la scelta di soggetti più che mai semplici, seppero trasferire nei loro personaggi un’incredibile intensità emotiva ed una sensibilità tipicamente femminile.
Si pensi a La Culla della Morisot, in cui traspaiono tutto l’amore e il senso di protezione che lega una madre ad una figlia.
O alla Bimba su una poltrona blu della Cassat, che ben lungi da impostare il soggetto secondo le convenzioni artistiche, rappresenta la fanciulla nell’atteggiamento naturale e ribelle tipico della sua età.

Tamara de Lempicka (1898-1980)

Potrà aiutarci nella comprensione della produzione artistica della De Lempicka una frase da lei stessa pronunciata:

Avevo un principio: non copiare mai. Crea uno stile nuovo, colori chiari, luminosi; scopri l’eleganza nascosta nei tuoi modelli.

Il tutto perché Tamara aveva un’altissima opinione di sé, donna emancipata dalla sessualità ambigua, tanto corteggiata dagli esponenti del “bel mondo”, da potersi permettere di respingere le avances di un Gabriele D’Annunzio.
E così fu fra i massimi esponenti dell’Art Decò, in quanto seppe imprimere nelle sue tele l’atmosfera spregiudicata e sensuale dei Ruggenti Anni Venti.
La sua tecnica è caratterizzata da una deformazione della figura umana d’ispirazione cubista, da un’algida raffinatezza e dal ricorso ad una gamma cromatica brillante.
Il suo Autoritratto a bordo di una Bugatti verde è divenuto vero e proprio simbolo di un’epoca.

Frida Kahlo (1907-1954)

frida kahlo - autoritratto

Frida fu artista più che per vocazione per destino: la sua vita fu infatti più che mai sventurata e dovette accrescere in lei una particolare sensibilità nella percezione di sé e del mondo circostante.
All’età di 17 anni rimase vittima di un terribile incidente stradale, che le causò diverse fratture ossee e la perforazione dell’apparato genitale (da qui, l’impossibilità di dare alla luce dei figli). Costretta ad una lunga convalescenza a letto, si dedicherà anzitutto a degli Autoritratti: nella sua stanza ben pochi soggetti potevano infatti attirare la sua attenzione, e così i genitori si decisero a montarle uno specchio sul soffitto, cosicché potesse trarre ispirazione dalla sua stessa figura.
Superato il periodo di convalescenza, alla passione artistica affiancò un forte attivismo politico, iscrivendosi al Partito Comunista messicano.
Divenne quindi dapprima la pupilla e poi la moglie del grande artista Diego Rivera, che però sarà per lei una nuova fonte di sofferenze: l’uomo era infatti avvezzo al tradimento, e la moglie si trovò suo malgrado a fare lo stesso, anche con esperienze omosessuali (fra i suoi amanti si ricordano Trotsky, Breton e la fotografa Tina Modotti). Quando però le attenzioni del marito si rivolsero anche verso la sorella di Frida, Cristina, la donna si decise al divorzio. Ma non dimenticò mai l’uomo, tanto da cedere ad una sua nuova proposta di matrimonio l’anno immediatamente successivo.
Ad ultimo, subì l’amputazione di una gamba per cancrena pochi anni prima della sua morte.
Le ultime parole appuntate sul suo diario recitano:

Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più.

Considerata dunque questa complicata vicenda esistenziale, ciò che colpisce maggiormente nella produzione della Kahlo è il malcelato amore per la vita che ne traspare, nonostante tutte le sofferenze ed i dolori. E non tanto per la vita in genere, ma proprio per quella da lei vissuta, che nelle sue tele ripercorre dalla nascita fino alla fine dei suoi giorni.
E così si susseguono La mia nascita, L’autobus, La colonna spezzata, Il letto volante, Frida e l’aborto, Le due Frida (con allusione al prima e al dopo la separazione dal Rivera), Pensando alla morte. Tutti soggetti che rimandano ad episodi-chiave della sua vicenda esistenziale, che vengono interpretati in chiave simbolica nel tentativo di emendarli ed emendarsi da una più che giustificata tendenza al nichilismo.

 LE ARTISTE CONTEMPORANEE

vanessa beecroft

Al giorno d’oggi, si è finalmente raggiunto un giudizio di pari dignità artistica fra uomini e donne. E così sono molti i nomi femminili che circolano nelle più importanti rassegne, a livello mondiale. Si ricorda ad esempio la cosiddetta Biennale delle Donne a Venezia, così battezzata in quanto erano donne sia l’organizzatrice che la gran parte degli artisti partecipanti.
Godono in particolare di grande fama: Yayoi Kusama, Marina Abramovic, Vanessa BeecroftRebecca HornShirin Neshat.

Testi: Claudia Sole

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One thought on “Donne Artiste

  1. mancano anche altre come la Leonor Fini o Margaret Macdonald (colei che influenzò Klimt) oppure delle attuali la Louise Bourgeois,,, solo per citarne alcune

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