Balthus: Adolescenza & Erotismo

Risale appena allo scorso anno l’appello di censura di un’opera di Balthus, rivolta da Mia Merrill al Met: sotto accusa la Therese Dreaming (1938)in cui una giovinetta compare lascivamente abbandonata su di una sedia, con gli indumenti intimi ben in evidenza da sotto la gonna. A giudizio della Merrill, il soggetto istigherebbe al voyeurismo e alla riduzione dei bambini ad oggetti.
Ma non è la prima volta che Balthus si trova nell’occhio del ciclonegià nel 2014 venne annullata, in Germania, una mostra di scatti fotografici dell’artista a seguito delle accuse rivolte dalla rivista Die Zeit, che riteneva “pedofilo” il contenuto presentato da essi.
E’ dunque Balthus un artista “osceno”? Ma soprattutto l’arte, nel XXI secolo, può ancora scandalizzare?
A Voi lettori lasciamo le risposte a queste domande, limitandoci a sottolineare la distanza fra vita ed arte: in relazione biunivoca, come due vasi comunicanti… ma l’una sublimazione dell’altra, astrazione, riflettente di luce propria.
Proviamo invece ad indagare più in generale il rapporto fra Adolescenza ed Eros in alcune delle opere di Balthus, per cercare di capire cos’è che provoca disagio.

L’Adolescenza & l’Espressionismo 

Precedenti di Balthus sulla tematica in esame furono sicuramente gli artisti espressionisti.
Primo fra tutti Edvard Munch che, nel suo Pubertà (1893)inquadra una ragazzina nuda seduta su un letto con le braccia incrociate a coprire il pube: sul suo volto leggiamo il turbamento di chi inizia a scoprire il desiderio sessuale che, come un’ombra nera proiettata alla parete, incombe come funerea minaccia sul futuro della giovane; è ormai compiuta la perdita d’innocenza e, nel passaggio all’età adulta, si avverte un conflitto rivolto verso ciò che ancora non si conosce, sancendo un legame fra sesso e paura.
Anche gli artisti della Die Brucke si focalizzarono sul tema: basti pensare alla Marcella (1910) di Kirchner, alla Ragazza sul Divano (1910) di Pechstein o alla Franzi (1911) di Heckel: quell’acerbità dei corpi diventa per questi artisti specchio di una spiritualità più intensa e in divenire, da immortalare con tratti “violenti”. Laddove si mostrano problematiche e “spezzate” le fanciulle di Kirchner e Heckel, in Pechstein comincia ad affacciarsi una malcelata sensualità.

Alice nello Specchio (1933)

Un altro illustre precedente fra i “ritrattisti dell’infanzia va, infine, annoverato, ovvero Lewis Carroll: costui custodiva infatti una passione nel fotografare bimbette discinte. E quelle fotografie tanto colpirono Balthus che, prendendo da esse ispirazione, si decise ad illustrare il testo più celebre dell’autore: Alice nel Paese delle Meraviglie ed il successivo Alice nello specchio. In quest’ultimo, lo specchio diviene l’unico spettatore del momento d’intimità della ragazza, che si presenta con un seno scoperto ed il pube semi-nascosto dalla canotta. Il suo sguardo è “bianco”, come fosse rivolto all’interno: attraverso lo specchio essa proprio verso di sé, infatti, guarda, come ad uno scrigno che introduce al mistero della sua carnalità.

La Lezione di Chitarra (1934) 

E’ sicuramente questa l’opera più controversa del nostro artista, l’unica a cui egli dichiara di aver esplicitamente conferito una valenza sessuale. L’intento è quello di mettere a nudo la relazione insegnamento/apprendimento fra maestra ed allieva. Lo strumento da imparare a suonare è, con ogni evidenza, il corpo proprio e quello altrui. Ad un primo sguardo, pare che l’evento si verifichi sotto forma di violenza: basti notare la mano della donna che afferra i capelli della bambina per riceverne un sussulto. Ma, ad un’osservazione più acuta, l’immagine diventa ambigua e si carica di nuovi elementi perturbanti: la mano della bambina che scopre il seno alla donna, il totale abbandono della sua posa, ma soprattutto un’espressione del volto che si colloca fra dolore e piacere. Non bisogna dimenticare che il fratello dell’artista fu fervente studioso di De Sade, e che è forse l’ “educazione sentimentale” tratteggiata da quest’ultimo ad irrompere sulla tela. Scrisse, in proposito, Balthus: “Morte agli ipocriti! Io voglio declamare alla luce del sole, con sincerità e partecipazione, tutta la tragedia e l’emozione di un dramma della carne, proclamare a gran voce le incrollabili leggi dell’istinto”.

Therese (1938)

Veniamo, dunque, alla ninfetta in apertura, qui ripresa in una posa più “casta”. E’ Therese Blanchard, una delle modelle preferite di Balthus, che posò per lui negli anni fra il 1936 ed il 1939. Quel che all’artista interessa fermare è, utilizzando le parole del fratello Pierre Klossowski“quel limite dove il non accaduto e l’irreparabile si reggono in perfetto equilibrio. Dunque, l’energia racchiusa in una situazione di passaggio, pronta ad esplodere in nuove forme tramite l’immaginazione della ragazzina. La sessualità non è ricalcata, ma semmai latente.

Conclusioni

L’arte di Balthus, dunque, così orientata alla sessualità infantile, presenta sicuramente un indice di violenza nei confronti dello spettatore: è come se lo forzasse a guardare le proprie ipocrisie, verso un percorso di scoperta di quelle forze istintuali che egli si ostina a rifiutare in quanto non assoggettabili ad alcun controllo. In quest’ottica, l’adolescente non rappresenta altro che un impossibile incontro fra natura e cultura: è in quella fase che si origina il compromesso, che alcune pose diventano sconvenienti, che i propri desideri necessitano di essere filtrati da un concetto condiviso di “morale”. La malizia viene letta dunque dagli occhi di chi guarda, in quanto nelle pose scomposte dell’età puberale si vedono smascherate le inibizioni proprie della maturità.

 

 

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