23 marzo 1945

Franco-BattiatoQuest’oggi i miei auguri vanno a Franco Battiato, per i suoi 70 anni (ai quali aggiungo quelli per una pronta guarigione!!!).
Infatti, il 23 marzo 1945, la città di Ionia (provincia di Catania) dava i natali a questo eccezionale cantautore italiano, che nelle sue canzoni seppe creare un connubio fra musica, poesia e filosofia.
Quali fra le sue canzoni preferite? Di seguito, la mia personale TOP 10!

10. It’s five o’ clock

La canzone è tratta dall’album Fleurs 2 (2008), che rappresenta una raccolta di cover. La canzone in questione è degli Aphrodite’s Child, un gruppo greco attivo negli anni ’70 (ne faceva parte anche Demis Roussos) che si distinse nella produzione di rock progressivo. La versione di Battiato si contraddistingue per una forte impronta nostalgica.

9. Te lo leggo negli occhi

Anche questa canzone è una cover di un pezzo degli anni ’60 scritto da Endrigo per quanto riguarda la musica, mentre il testo è di Sergio Bardotti. Battiato la incise nel 1999 in Fleurs, riarrangiandola: il risultato è un accrescimento della già meravigliosa canzone, quanto ad intimismo e lirismo.

8. Centro di gravità permanente

Andiamo un po’ più indietro nel tempo, e peschiamo questo pezzo da un album del 1981: La voce del padrone. Qui, Battiato gioca a trovare un incontro fra sperimentalismo e musica pop, riuscendo nell’intento: la canzone riporterà, infatti, un grande successo di pubblico. Imperdibile il video con il “buffo” balletto del cantante!

7. Segnali di vita

Dello stesso album di Centro di gravità permanente è anche questa canzone, che si configura come inno al progresso spirituale e al cambiamento. Ne ricordo un bel tributo live da parte di Morgan e Max Gazzé, grandi estimatori dei pezzi del cantautore siciliano.

6. Voglio vederti danzare

Dell’anno successivo è l’album L’arca di Noè, da cui è tratto questo pezzo. Ascoltarne musica e parole è come intraprendere un viaggio alla scoperta di nuove culture, dalle danze rotanti dei dervisci ai ritmi ossessivi dei riti sciamanici. L’arrangiamento è composto su una base elettronica che incredibilmente si trasforma nel finale in un suggestivo valzer viennese. A dir poco geniale!

5. Il Cielo in una stanza

Questo brano ci da modo di menzionare il terzo album di cover realizzato da Battiato: Fleurs 3, del 2002. L’arrangiamento del cantautore permette di alzarsi in volo insieme a lui, a sfondare soffitti e a raggiungere il Paradiso…

4. E ti vengo a cercare

Brano di punta dell’album Fisiognomica (1988), sembra descrivere un amore uomo/donna e invece parla di Dio e della ossessiva ricerca di Lui nella nostra vita di uomini. Questa canzone venne eseguita l’anno successivo l’uscita dell’album in presenza di Giovanni Paolo II in un concerto alla Sala Nervi, insieme a Nomadi e L’Oceano di Silenzio.

3. Stranizza d’amuri

Sul podio finisce una canzone inclusa in un album del lontano 1979: L’era del cinghiale bianco. E’ uno dei 3 brani in dialetto siciliano composti da Battiato nel corso della sua carriera musicale e parla dell’ “amore ai tempi della guerra”. Le sue radici, in questo pezzo, irrompono più forti che mai.

2. La Cura

E’ forse la canzone più conosciuta e apprezzata di Battiato, contenuta nell’album del 1996 L’imboscata. Venne scritta in collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro, per quanto riguarda il testo, a conferma di come anche quelle che sembrano canzoni d’amore nella produzione dell’artista in realtà sono qualcosa di ancor più universale.

1. Prospettiva Nevskij

La medaglia d’oro spetta senz’alcun indugio a questa canzone inclusa nell’album Patriots (1980). E’ un “brano figurativo”, nel senso che ascoltandolo è possibile configurarsi davanti con vividezza le scene descritte dal cantautore. La Prospettiva Nevskj è il corso principale della città di San Pietroburgo, e già il titolo dunque ci cala in quello che sarà lo scenario della canzone: la Russia ed il suo panorama culturale. Finiscono così citati Stravinskij, il ballerino Nižinskij, finanché il regista Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. Ma la citazione più bella è quell’ermetico verso alla fine della canzone:

E il mio Maestro m’insegnò
com’è difficile trovare
l’alba dentro l’imbrunire…

Chi è stato questo ignoto Maestro non è dato di sapere, anche se Battiato nel corso di un’intervista dichiarò essere un pensiero a cui lui stesso pervenne incontrando persone in grado di reinventarsi, nonostante le difficoltà.
Ogni ascolto di questo finale è per me un sospiro malinconico. Non so per voi…

 

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